Si dice che ci sono traumi che ti segnano per sempre ed è vero. Certe cose non si dimenticano e ormai è provato che ciò che proviamo nei primi tre anni di vita, il livello di accudimento materno a cui siamo sottoposti, influenzerà per sempre la nostra personalità.
Lo confermo. Un’infanzia di merda segna, eccome e lo sappiamo tutti.
Ciò che non sappiamo forse, perché è più facile crogiolarsi nel dolore che reagire e prendere in mano la propria vita, è che un’infanzia di merda può renderci persone e genitori migliori.
Non ho mai creduto al “eh poverina/o cosa deve fare? Non ha avuto un modello materno/paterno positivo, è chiaro che replichi gli stessi errori su suo figlio”. No. Non siamo ebeti, nemmeno animali, siamo persone dotate di intelletto, di coscienza, di emotività. Dunque se abbiamo avuto un cattivo esempio sta a noi elaborarlo e cercare di non replicare gli stessi errori… Magari commettendone altri, è chiaro (per la mamma perfetta citofonare altrove).
Di sicuro, quando ho saputo di aspettare la mia prima figlia ho avuto paura, tanta. Paura di ferirla come ero stata ferita io.
Poi ho visto i suoi occhi e non istante ho capito che avrei avuto tutta la forza di non farle scontare ciò che io avevo passato e che il regalo più grande che potevo fare a me stessa e a lei era il perdono.
È in quel momento che ho scelto di non aggrapparmi forse troppo comodamente ad un passato di merda, ma di fare tabula rasa a ed imparare sulla mia pelle a fare la mamma, aldilà degli insegnamenti sbagliati che potevo aver ricevuto.
Ho pensato che magari anch’io potevo avere una casa normale come tutti, con il frigorifero pieno e le lenzuola sempre pulite, con il pranzo e la cena che non sono facoltativi, con delle tazzine in più per offrire il caffè agli ospiti, con un grande divano dove guardare la televisione accanto a qualcuno.
È questione di scelta, è sempre questione di scelta e non credete a chi vi dice il contrario
E ho scelto di essere una mamma non perfetta, ma presente ed attenta. Di vedere il mio passato con occhi diversi, di capire quanto può essere facile da genitore commettere degli errori e di sperare che se un giorno ne commetterò anche io di molto grandi, i miei figli scelgano a loro volta di perdonarmi.
E ho letto con occhi diversi gli errori dei miei genitori, ho scelto di calarmi nel loro dolore e di provare a comprendere perché ne fosse stato causato tanto a me
Potevo decidere di non comprenderli nella vita delle mie figlie, ma chi sono io per decidere questo? Quelli che non sono stati dei buoni genitori magari saranno dei bravissimi nonni, ho pensato.
E soprattutto data la mia infanzia mi sono portata appresso un grande bagaglio di dolore e sensibilità che mi fa vedere la vita in un modo diverso, forse a volte con fragilità, ma sicuramente e con tanta attenzione a non far del male E ad insegnare che tutti possiamo cadere, ma abbiamo sempre e comunque la forza di rialzarci.
A tutte voi che state leggendo e che condividete con me un’infanzia di merda e dei genitori non proprio all’altezza, voglio dire di guardare A loro e a voi stesse bambine con tanta tenerezza. Tenerezza e rancore non possono coesistere e quando saprete mettere da parte il rancore sarete delle mamme migliori.
È ciò che ho sempre detto (e fatto) ai miei figli. Ho preso mia madre come esempio…”al contrario”.
Tutto quello che avevo desiderato, voluto, amato, da bambina, lo avrei donato ai miei figli e così è stato. Coccole, baci, attenzioni e presenza, fisica, mentale ed emozionale. Frigorifero pieno, merendine, Nutella, palestra, festicciole. Rispetto nei confronti dei loro gusti alimentari, di vestiario, di amici.
E al tempo stesso, rispetto nei miei riguardi. Perché dare una bella infanzia (o almeno provarci) non debba essere dato per scontato, deve essere sempre rispettato dai nostri figli, anche perché, diciamolo, si fanno tanti sacrifici.
E nonostante tutto, crescendo, hanno cmq da lamentarsi di qualcosa, ma restano i nostri unici AMORI e li perdoniamo.
La mia infanzia non è stata di merda, ma ne ricordo poco, con gioia le vacanze con le famiglie di alcuni colleghi di mio papà e le festività con nonni e cugini; di noi 4 a casa quasi nulla: papà poco incisivo e mamma dedita alla casa con me sotto una campana di vetro. Son venuta su insicura e sentendomi mai all’altezza, sbagliata. I miei figli son cresciuti nella mia depressione post-parto e post-morte in utero e nella scarsa capacità di farvi fronte da sola colpevolizzata da più o meno tutti i ‘cari’. Con rabbia e dolore ne vedo i segni su di loro, uno più l’altra meno; so che posso insegnargli autostima e gioia solo donandolgliele vivendole, ma non é facile, non so come imparare (con di fianco un marito emotivamente ‘stitico’ ?). Ma ho iniziato a frequentare dei corsi di coaching e sono ottimista ?